Il quarzo (silice fusa, SiO₂) ha un punto di fusione superiore a 1700 °C; pertanto, a 110 °C non vi è alcun rischio di fusione fisica. La struttura della fritta rimane intatta.
Tuttavia, la corrosione chimica rappresenta un problema a parte. Il quarzo è un ossido acido e può essere lentamente attaccato da soluzioni alcaline, soprattutto ad alte temperature. Il K₃PO₄ (fosfato tripotassico) è una base debole, ma la sua soluzione acquosa a 110 °C può causare una leggera dissoluzione della superficie della silice, formando silicati solubili. L'N‑metil‑2‑pirrolidone (NMP) è un solvente stabile e non corrosivo; non reagisce con il quarzo, ma le sue forti proprietà bagnanti e penetranti possono aumentare il contatto locale tra la base e la fritta, potenzialmente accelerando la velocità di corrosione.
In pratica, un'esposizione di breve durata (poche ore) comporta un rischio minimo. Per un utilizzo prolungato o ripetuto, monitorare la fritta per verificare l'eventuale presenza di rugosità superficiale, perdita di peso o ostruzioni. Dopo ogni utilizzo, risciacquare accuratamente con acqua deionizzata per rimuovere i residui alcalini. Se la durabilità a lungo termine è fondamentale, in ambienti fortemente basici si consiglia di utilizzare fritte in PTFE o PFA come alternative.

